Google, privacy e bullismo online

Dal blog ufficiale di Google si legge l’incredibile (a mio avviso) notizia che alcuni dipendenti del colosso di Mountain View oggi sono stati condannati dal Tribunale di Milano per mancato rispetto del codice Italiano della privacy in seguito a una delle più tristi vicende di bullismo in rete risalente al lontano 2006.

Riprendiamo un attimo l’accaduto. All’epoca alcuni ragazzi di una scuola di Torino hanno malmenato un loro compagno di classe autistico, e nel frattempo altri hanno ripreso il tutto con i cellulari. Il video è finito su Google Video e, in seguito alle segnalazioni, immediatamente rimosso. Il ragazzo autore delle violenze è stato condannato dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavori al servizio della comunità.

Il punto è che l’Italia si rapporta alle nuove tecnologie della comunicazione in maniere acerba, infantile, come se il pugno duro fosse l’unica soluzione possibile. E quasi sempre sbaglia metodo e, soprattutto, il suo obiettivo perchè ignora il principio di autoregolamentazione che regna nel web, un principio che gli ha permesso finora di rimanere uno dei pochi (se non l’unico) “luoghi liberi” al mondo.

Dal mio punto di vista punire Google per quello che è successo può paragonarsi al caso assurdo di un giudice condanni un’azienda produttrice di utensili per la casa perchè la sera prima un uomo ha ucciso la moglie con un coltello trovato sul tavolo.

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