iPod e ricerca qualitativa: la mia analisi per M@gm@

Ormai i lettori di file mp3 – l’algoritmo di compressione per i brani musicali digitalizzati – sono entrati nel ventaglio delle tecnologie di uso comune, soprattutto per quanto concerne l’universo giovanile. All’interno dell’infinita varietà di marche e modelli però, possiamo sostenere con buona sicurezza che l’iPod, il lettore mp3 della Apple, ha saputo conquistarsi una buona fetta di mercato. I motivi del suo successo commerciale si legano a diversi elementi, tra i quali non possiamo far a meno di citare la capacità dell’iPod di assorbire le interpretazioni simboliche proposte dai suoi fruitori, un processo quasi sconosciuto agli altri lettori mp3. È possibile, quindi, pensare all’iPod non solo come lettore di file mp3 ma anche come un qualsiasi monile, gioiello e/o accessorio del proprio abbigliamento?

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Diario sul campo: Bororo ed etnografia

Riccardo Esposito – La raccolta dei dati, le riflessioni, la descrizione puntuale degli eventi, ma anche la polifonia delle emotività a confronto, le difficoltà logistiche, le paure e i timori di sbagliare, le estenuanti condizioni climatiche. Dieci studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, guidati dal proprio professore di Antropologia culturale, alle prese con la loro prima esperienza etnografica nel cerrado del Mato Grosso, Brasile, ospiti di un villaggio indios Bororo. Nel seguente saggio, che nasce dalla rielaborazione e dall’ampliamento del diario di campo di Riccardo Esposito – uno dei componenti del gruppo di ricerca – vengono illustrate le diverse fasi di questa esperienza. La sua stesura è cronologicamente lineare e in prima persona, proprio per rimanere fedele a quella che è stata la scrittura originaria. Questo lavoro, quindi, non si presenta diviso in due sezioni (la classica fase desk seguita da quella field) ma si introduce direttamente nell’esperienza vissuta presso l’aldeia di Garças, descrivendo le diverse fasi della discesa sul campo e intrecciando la descrizione oggettiva degli eventi con la soggettività di chi li ha vissuti. Le emozioni – e soprattutto il processo attraverso le quali vengono valorizzate ed utilizzate nel processo interpretativo –, infatti, rappresentano il vero punto di forza del seguente saggio, proprio perché attraverso quest’ultime si è cercando di illustrare la rielaborazione sia del proprio oggetto di studio che della prospettiva assunta dal ricercatore. Il tema centrale è proprio lo spaesamento provocato da avvenimenti inaspettati e a cui il gruppo di ricerca è andato incontro, mettendo da parte le conoscenze e le informazioni pregresse, per intraprendere un percorso di riposizionamento che ha permesso di individuare nuovi punti di interesse della ricerca. La quale si preannuncia tutt’altro che terminata.

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Altri video e audio Bororo

Analisi semiotica dei Rage Against the Machine

Riccardo Esposito – I Rage Against the Machine – gruppo musicale statunitense formatosi a Los Angeles nel 1991, politicamente orientato a sinistra e molto impegnato sui temi sociali – sono  finalmente tornati a suonare insieme. Dopo un’intensa carriera musicale, iniziata nel 1991 insieme a Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk (rispettivamente chitarra, basso e batteria), nel 2000 il cantante Zack de la Rocha si allontanò dal resto della band a causa delle profonde divergenze di idee. Profondamente mutilato, il gruppo decise di continuare il suo percorso assoldando Chris Cornell, ex voce dei Soundgarden, e intavolare il progetto Audioslave. Buone sonorità, ritmica muscolosa, assoli sempre più tecnici e addirittura il primo concerto di un gruppo statunitense a Cuba, ma il 29 aprile 2007 Zack, Tim, Brad e Tom suonano di nuovo insieme al Coachella Valley Music and Arts Festival.

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Rage Against the Machine

I Rage Against the Machine

Per uno studio dei gruppi su Facebook

Riccardo Esposito – La costante implementazione del web (vedi ad esempio l’avvento del Web 2.0) e l’ottimizzazione dei collegamenti ADSL hanno permesso uno sviluppo ormai smodato di tutte quelle applicazioni relative alla creazione e gestione dei social network on line. E la cosa non appare per nulla strana: comodo è, infatti, avere un punto di riferimento da condividere con gli amici sparsi per il mondo, così come è divertente pubblicare il proprio profilo ed aspettare che qualcuno ci contatti per stringere amicizia. In alcuni casi, poi, la nostra opera di networking si può rivelare addirittura necessaria per portare avanti i nostri affari, soprattutto se siamo impegnati nel campo delle pubbliche relazioni o dobbiamo sponsorizzare un prodotto (materiale o immateriale che sia). Il 2003 è stato l’anno in cui è iniziata la diffusione di massa dei siti dedicati al social network e oggi sono innumerevoli i servizi messi a disposizione per soddisfare le esigenze più disparate; tra i più famosi appare giusto ricordare Linkedin, Orkut (lanciato da Google nel 2004), aNobii, Flickr (dedicato soprattutto alla condivisione di materiale fotografico), Del.icio.us, Digg (catalogabili come social bookmarking) e i due più gettonati, MySpace e Facebook.

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Riccardo Esposito Facebook

Immagine della mappa Nexus

Flussi e varchi della stazione Termini

Riccardo Esposito, Maria Elena Indelicato – Stazioni ferroviarie, grandi magazzini, capolinea degli autobus o scambi della metropolitana: luoghi apparentemente anonimi che ogni giorno agiamo per andare a lavoro, all’università o in chissà quale altro posto; li attraversiamo quasi senza pensarci, utilizzandoli – apparentemente – solo per ragioni pratiche di raccordo tra i molteplici spostamenti che costellano le nostre vite quotidiane. Eppure non sempre capita di domandarsi se esistono dei percorsi privilegiati, delle pieghe architettoniche e logistiche che spingono coloro che affollano questi spazi a percorrere dei tragitti piuttosto che altri, in maniera del tutto involontaria. E d’altro canto nemmeno ci si domanda se la popolazione di un luogo come quelli menzionati possa re – semantizzare i suoi spazi a proprio uso e consumo. Con la seguente ricerca, svolta in un afoso maggio del 2007, si è tentato di dare una risposta a questa domanda, osservando e analizzando proprio i flussi di persone che agiscono gli spazi ibridi della stazione Termini, in particolar modo quelli che sono i varchi (zone liminari per eccellenza) di uscita/accesso che la caratterizzano, attraverso degli strumenti che fanno capo ad un approccio metodologico vicino all’osservazione partecipante, coadiuvato dall’utilizzo di tecniche fotografiche.

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Riccardo Esposito - Stazione Termini

Alcune immagini dei varchi della Stazione Termini

Il Signore dell’Industria

Riccardo Esposito – Saruman, il più potente fra gli Istari, il capo dell’Ordine degli Stregoni tradisce le aspettative della Compagnia dell’Anello e si allea con il loro principale nemico, Sauron, mettendo a disposizione dell’oscuro signore tutta la sua immensa conoscenza tecnica. Un cambiamento che tiene fede alla tradizione narrativa che suggerisce il personaggio “cattivo” come più propenso ad opere di ingegno tecnico-scientifico (basti pensare alla mela avvelenata di Biancaneve, frutto della natura modificato in artefatto sterminatore dal morboso desiderio di arrivismo della strega) e che rappresenta allo stesso tempo la base sulla quale si articola il seguente lavoro comparativo. Un’analisi diretta, più che a soffermarsi sugli innumerevoli dettagli del complesso narrativo, verso l’individuazione dei possibili collegamenti che intercorrono tra Saruman nel momento in cui abbraccia la fede della ragione sistemica e il soggetto illuminista, teorizzato dagli esponenti della Scuola di Francoforte Theodor Adorno e Max Horkheimer nel celebre testo “Dialettica dell’illuminismo”, impegnato nel congedarsi da ogni autorità e affermare la sua autonomia razionale.

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Economia e free software

Riccardo Esposito – Nonostante la rilevanza che questo tema si è guadagnato sulla scena internazionale, il primo passo da compiere quando si è intenzionati a trattare l’argomento “free software” riguarda la giusta traduzione dell’aggettivo free. Infatti, ancora oggi la quasi totalità dell’opinione pubblica non riesce a distaccarsi da una visione esclusivamente gratuita del free software. Approfittiamo, quindi, dell’occasione per chiarire il punto: il prefisso “free” non deve essere tradotto come gratis, ma come libero. Lo stesso Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation, ricorda sempre l’accezione esatta dell’aggettivo free: “Free as in free speech, and not as free beer”, libero come libertà di parola e non come birra gratis (Mari A., Romagnolo S., 2003:29). Di certo l’assenza di costo d’acquisto è un elemento che caratterizza molti casi di software libero ma non è assolutamente vero che tutto il free software è disponibile senza un regolare acquisto; tanto meno è vero il contrario – ossia che tutti i programmi gratis siano liberi. Piuttosto, ciò che può essere indicato come una peculiarità imprescindibile del software libero è la sua predisposizione alla condivisione e alla cooperazione.

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