Flussi e varchi della stazione Termini

Riccardo Esposito, Maria Elena Indelicato – Stazioni ferroviarie, grandi magazzini, capolinea degli autobus o scambi della metropolitana: luoghi apparentemente anonimi che ogni giorno agiamo per andare a lavoro, all’università o in chissà quale altro posto; li attraversiamo quasi senza pensarci, utilizzandoli – apparentemente – solo per ragioni pratiche di raccordo tra i molteplici spostamenti che costellano le nostre vite quotidiane. Eppure non sempre capita di domandarsi se esistono dei percorsi privilegiati, delle pieghe architettoniche e logistiche che spingono coloro che affollano questi spazi a percorrere dei tragitti piuttosto che altri, in maniera del tutto involontaria. E d’altro canto nemmeno ci si domanda se la popolazione di un luogo come quelli menzionati possa re – semantizzare i suoi spazi a proprio uso e consumo. Con la seguente ricerca, svolta in un afoso maggio del 2007, si è tentato di dare una risposta a questa domanda, osservando e analizzando proprio i flussi di persone che agiscono gli spazi ibridi della stazione Termini, in particolar modo quelli che sono i varchi (zone liminari per eccellenza) di uscita/accesso che la caratterizzano, attraverso degli strumenti che fanno capo ad un approccio metodologico vicino all’osservazione partecipante, coadiuvato dall’utilizzo di tecniche fotografiche.

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Riccardo Esposito - Stazione Termini

Alcune immagini dei varchi della Stazione Termini

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