La linea di polvere

Riccardo Esposito – Massimo Canevacci è sceso sul campo e ha vissuto in prima persona la sua esperienza etnografica presso i Bororo, una popolazione indios del Mato Grosso, Brasile. Ed è proprio nel villaggio di Garças, dove è stato ospitato, che a Canevacci viene data l’opportunità di assistere e partecipare non solo al fantastico e articolato funerale Bororo, già studiato da Lévi-Strauss, ma di toccare con mano le nuove frontiere dell’autorappresentazione della cultura Bororo, affrontando tutte le difficoltà logistiche ed epistemologiche che si è trovato di fronte alla sua strada.

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bororo funerale

Immagine del funerale Bororo a Garças

Etnografia ed Emotività

Riccardo Esposito – “Etnografie ed emotività” è il titolo della nostra proposta didattica che si prefigge di affrontare uno dei nodi problematici dell’etnografia contemporanea, ovvero il ruolo dell’emotività rispetto la ricerca etnografica stessa. Nello svolgimento del nostro programma, infatti, cercheremo di individuare ed analizzare l’alterazione del percorso metodologico (delle sue certezze, della sua linearità) nel momento in cui, a causa di un elemento inatteso e attraverso le diverse emotività scaturite sul campo, ha subìto un processo di destabilizzazione. La nostra attenzione si concentrerà in particolar modo sul il contributo interpretativo che la prospettiva soggettiva del ricercatole, alterata dall’abbandono del posizionamento iniziale, ha donato all’intero lavoro di ricerca nel momento in cui ha affrontato il processo di riposizionamento all’interno dell’esperienza etnografica.

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Frammenti Etnografici

Riccardo Esposito – Dieci studenti/etnografi nel Mato Grosso, Brasile, ospiti presso l’aldeia Bororo di Garças per mettere in pratica quanto imparato sulle “sudate carte”. È questo il progetto elaborato dal prof. Massimo Canevacci – cattedra di Antropologia Culturale, facoltà di Scienze della Comunicazione, La Sapienza Università di Roma –, un’ idea che prende le basi dalle sue recenti ricerche aventi per oggetto la cultura Bororo e linfa vitale ne “La linea di Polvere: i miei tropici tra mutamento e autorappresentazione”. Infatti, l’opera di Canevacci ha fornito un esempio su come si può realizzare una ricerca etnografica che trovi una posizione – ovviamente mai definitiva – sia rispetto ai problemi teorici dell’antropologia contemporanea, che alle modalità di scrittura etnografica. Il lavoro svolto dal gruppo di dieci studenti selezionati si propone come un’ innovazione della didattica universitaria, e opera su due livelli: l’uscita dalle “mura” della facoltà per apprendere l’antropologia (e non solo) direttamente sul campo e l’elaborazione dell’esperienza etnografica attraverso diversi linguaggi. L’ iniziativa, in sintesi, mira a mettere in discussione la gerarchia del sapere caratteristica dell’università tradizionale, proponendo una dialettica sempre viva tra docenti e studenti.

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Locandina Frammenti Etnografici

Locandina e Programma

Gruppo Kuoiwo web tv

Riccardo Esposito – Dall’aldeia Bororo in Mato Grosso al mercato del pesce di Tokyo, per poi passare al laboratorio artistico di Simon Yotsuya e tornare, infine, nelle aule universitarie della caserma Sani. Il gruppo di ricerca Kuoiwo della cattedra di Antropologia Culturale del prof. Canevacci, dopo quasi un anno di attività, decide di raccontarsi attraverso una web TV, Mogulus, un servizio di broadcast on line professionale adatto anche ad utenti non specializzati nel settore. Questa applicazione, infatti, permette di creare con semplicità un proprio canale TV aggregando, mixando e sottotitolando video personali e disponibili in internet (provenienti, ad esempio, da Youtube) e per trasmettere basta incollare il codice HTML nella sorgente del proprio sito. Il palinsesto della “Gruppo Kuoiwo web Tv” prevede per ora quattro aree di interesse (Aldeia di Garças, Culture eXtreme, Tokyo live!, Frammenti Etnografici) che riassumono e descrivono le molteplici esperienze di ricerca e didattiche del gruppo di studenti legati alla cattedra di Antropologia Culturale della facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza.

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Sincretismi musicali e il berimbau

Riccardo Esposito – Il seguente lavoro cerca di dar voce ad uno strumento musicale ancora poco conosciuto nel panorama italiano, il berimbau. Per dare maggior risalto ad ogni suo singolo aspetto ho diviso il mio lavoro in due sezioni.Nella prima, puramente teorica, cercherò di illustrare i percorsi compiuti dal mio oggetto di studio, scavando tra le radici della musica africana, dei suoi ritmi e dei suoi antenati; analizzando prima il nomadismo africano e poi quello transoceanico dell’arco musicale; incrociando le rotte delle navi schiaviste che lo hanno dislocato e i tracciati rizomatici delle sue contaminazioni poliritmiche e creole. Il tratto fondamentale di questa prima porzione di lavoro, consiste nella totale assenza del berimbau se non nelle sue forme primordiali. Infatti credo che, per meglio comprendere il suo “essere polifonico”, sia giusto prendere in esame i nomadismi e le trasformazioni che questo strumento ha compiuto nel corso degli anni. La seconda parte, prevalentemente empirica, sarà introdotta da una premessa metodologica nella quale illustrerò tutti gli aspetti tecnico – musicali di questo strumento, miscelando le nozioni reperite dalla ricerca bibliografica con i dati rilevati in prima persona, grazie alla mia autoimmersione compiuta nell’imparare a suonarlo.

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Lévi – Strauss e i Tristi Tropici

Riccardo Esposito – Solitamente la figura di Claude Lévi – Strauss (le sue opere e la sua scuola di pensiero) viene immediatamente affiancata al ramo strutturalista dell’antropologia; in alcuni casi lo studioso francese viene addirittura definito il “padre dell’antropologia strutturale”. Per comprendere i motivi che hanno portato l’opinione scientifica e non ad attribuirgli questo grado, riteniamo utile approfondire quelle che sono le sue influenze epistemologiche e, soprattutto, il concetto stesso di struttura sul quale poi baserà l’intero apparato teorico che prenderà il nome di “Antropologia Strutturale”. Il percorso formativo di Lévi – Strauss non può essere considerato lineare e, soprattutto, non propriamente diretto verso l’approfondimento delle scienze etnografiche. In effetti, lo stesso Lévi – Strauss sottolinea il suo essere un autodidatta dell’etnografia, e di essersi distaccato dalle fumose nozioni metafisiche della sociologia positivista di Compte e Durkheim proprio per ottenere un contatto più ravvicinato con la realtà empirica e la diversità culturale (Comba, 2000:20). Un desiderio che gli è stato esaudito dall’antropologia anglo – americana.

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