Google, privacy e bullismo online

Dal blog ufficiale di Google si legge l’incredibile (a mio avviso) notizia che alcuni dipendenti del colosso di Mountain View oggi sono stati condannati dal Tribunale di Milano per mancato rispetto del codice Italiano della privacy in seguito a una delle più tristi vicende di bullismo in rete risalente al lontano 2006.

Riprendiamo un attimo l’accaduto. All’epoca alcuni ragazzi di una scuola di Torino hanno malmenato un loro compagno di classe autistico, e nel frattempo altri hanno ripreso il tutto con i cellulari. Il video è finito su Google Video e, in seguito alle segnalazioni, immediatamente rimosso. Il ragazzo autore delle violenze è stato condannato dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavori al servizio della comunità.

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Come un Flashmob ti blocca la “Bologna Meccanica”

Per essere sincronizzati, lo erano veramente. E per condividere l’evento i cellulari e smartphone che si vedevano in azione non si contavano più. Ed è stato proprio un sync-it e share-it. Il flash mob del secondo sabato di ottobre a Bologna, per il lancio del concorso Playovi di Nokia, ha certamento colto tutti i presenti di sorpresa.

Da chi era impegnato a leggere nelle sale di lettura o negli spazi sui due ordini di balconi della Sala Borsa, a chi semplicemente sonnecchiava sulle fantastiche poltrone ergonomiche del salone centrale, magari proprio in attesa di qualcosa di interessante che accadesse lì attorno.

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Googlebook, un motore in più per la cultura

Riccardo Esposito – Musica, video, informazioni testuali, contenuti multimediali: nel web 2.0 ogni codice comunicativo inventato dall’uomo si digitalizza e si inserisce in un flusso di informazioni senza fondo. E i libri? Google, nella sua infinita potenza, ha pensato bene di mettere a disposizione degli internauti Book Search un motore di ricerca parallelo a quello ufficiale dedicato alla ricerca libri, dietro il quale si nasconde l’utopico progetto di masterizzare tutti i libri e le riviste pubblicate e rendere tutto fruibile attraverso il motore di ricerca più utilizzato del mondo. Un progetto utopico, abbiamo detto, eppure qualche passo avanti è stato fatto!

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Facebook e privacy, un rapporto difficile

Riccardo Esposito – Molti utenti di internet preferiscono non iscriversi al tanto osannato Facebook solo per paura che alcune informazioni personali possano andare a finire nelle mani di chissà quale individuo sconosciuto. Questo timore – che tra l’altro relega i pochi individui non iscritti a Facebook in un alone di totale “marzianità” rispetto a buona parte della popolazione mondiale  – non è del tutto lontano dalla realtà. O meglio, viene applicato in maniera errata e si focalizza sulla semplice iscrizione al servizio. Pochi di questi timorati sanno che la loro privacy rischia di essere calpestata nonostante la loro totale assenza dalla comunità più grande del web.

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Benvenuti

My Research la mia risorsa (Riccardo Esposito) dedicata all’antropologia, etnografia, sociologia e media research. Nel marzo del 2008 ho conseguito la laurea magistrale in Teorie della comunicazione e ricerca presso la facoltà di Scienze della Comunicazione – la Sapienza Università di Roma – e, in attesa di partecipare al concorso di dottorato in Teoria e Ricerca Sociale, ho deciso di fare il punto del mio percorso accademico attraverso questa semplice vetrina on line. My Research vuole essere semplicemente una sintesi delle mie esperienze di ricerca universitaria, che spaziano dall’antropologia alla sociologia, fino all’applicazione degli strumenti propri della ricerca sociale alle dinamiche relative ai nuovi mezzi di comunicazione.

Inoltre segnalo il  mio nuovo blog  My Social Web, dedicato ai Social Media Marketing. Non riunisco, infatti, tutto su My Research per non creare confusione tra ambiti diversi (My Research riguarda solo pubblicazioni che trattano di antropologia, sociologia e nuovi media).

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Social network: arriva Beautiful People!

Riccardo Esposito – Come spesso accade per i beni di consumo che riscuotono maggiore successo, è iniziata una sorta di emulazione del prodotto in questione. Ma se alcune soluzioni sembrano ricopiare esattamente le funzionalità del social network di Zuckerberg – come il sito tedesco StudiVZ che spopola nella sua terra d’origine e quello cinese Xiaonei –, spingendo la Facebook Inc ad intraprendere azioni legali nei loro confronti e lasciando l’utente piuttosto insoddisfatto, la vera innovazione nel campo dei social network  virali riguarda la nascita di quelle piattaforme che, pur prendendo spunto da Facebook, ne creano una rivisitazione tematica del tutto innovativa. Uno degli esempi fondamentali è rappresentato da Beautiful People, il social network dedicato ai più belli.

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Quando il software Microsoft censura

Riccardo Esposito – Nell’ultimo mese sui vari blog dedicati alle nuove tecnologie appare in primo piano la notizia del nuovo brevetto Microsoft, relativo ad una nuova tecnologia capace di censurare eventuali parole sgradite pronunciate in diretta. Quindi, se fino ad oggi il classico ed anche un po’ fastidioso “beep” poteva essere applicato solo in differita, su materiali registrati, con questo nuovo software anche la diretta si può svolgere nella tranquillità e nel rispetto della sensibilità altrui. La tecnologia su cui si basa questa nuova soluzione, in effetti, era stata depositata presso L’United States Patent and Trademark Office (Uspto) dalla Microsoft già nel 2004, ma solo oggi è stata approvata e riconosciuta come escamotage capace di controllare, ed eventualmente oscurare, locuzioni in tempo reale. Il suo funzionamento si basa sostanzialmente sul confronto tra i fonemi contenuti nei dati audio in entrata e quelli che si riferiscono ad una sorta di elenco predefinito delle parole da evitare. La censura – effettuabile attraverso distorsione, beep o silenzio – scatta nel momento in cui i dati in entrata oltrepassano una certa soglia di somiglianza rispetto alle informazioni contenute nella lista delle espressioni non consone.

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