I non luoghi di Marc Augé

Riccardo Esposito – Per iniziare questo nuovo percorso di esplorazione, comprensione e critica (sia positiva che negativa) dei classici, propongo due brevi stralci de “I nonluoghi” di Marc Augé. In effetti volevo partire con Lévi – Strauss ma in questi giorni mi sono trovato di fronte a questo testo, sicuramente fondamentale ma anche molto inflazionato, e dopo aver individuato due passaggi degni di nota ho deciso di rimandare a dopo Lévi (sperando che non me ne voglia a male). Abbiamo detto che si tratta di un testo fin troppo citato, e nei modi più disparati: questo perché molto spesso il termine “nonluogo” viene utilizzato con troppa semplicità, a cuor leggero, senza tener ben presente quello che in effetti Augé intendeva con questo “termine ombrello” e soprattutto senza considerare le possibili critiche che sono state mosse (e che si possono ancora fare) al suddetto lavoro. A tal proposito, il concetto che ha attirato la mia attenzione è quello relativo proprio agli individui che attraversano questi luoghi propri della, come li definisce lo stesso Augé, surmodernità.