La sub – cultura Punk: uno stile che diventa moda

Riccardo Esposito, Maria Elena Indelicato – Dalla prima metà del Settecento l’Europa occidentale iniziò a credere nell’idea incondizionata che il continuo progresso del sapere scientifico, economico e tecnologico avrebbe portato a un sicuro miglioramento dell’umanità. Grazie ad una concezione positivista della realtà, secondo la quale era possibile calcolare qualsiasi aspetto della vita terrena, l’essere umano ha posto fiducia nella sua capacità di possedere la natura stessa. Col tempo, invece, abbiamo capito che il progresso indistinto, cieco e selvaggio, non è per nulla facile da gestire: l’instabilità dei paesi medio-orientali, le incognite che sorgono dalla pratica dell’ingegneria genetica, dalle scorie nucleari e l’effetto serra (solo per citarne alcuni) sono tutti problemi causati proprio da un avanzamento incauto e sconsiderato della nostra stessa civiltà. Oggi, quindi, siamo consapevoli che un progresso cumulativo e lineare non porta sempre al miglioramento dell’umanità: mentre nell’epoca moderna le forze umane erano protese verso quel principio positivista della ragione come conditio sine qua non della vita, oggi, nella tardo (o post-) modernità, facciamo un passo indietro. Ovviamente questo cappello introduttivo non è altro che una rapida sintesi di un apparato teorico ben più consistente, ma ci è utile per contestualizzare l’argomento di nostro interesse: la moda. O meglio, la moda punk.

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