La fine è l’inizio

Ci sono blog che continuano a pubblicare per anni, altri blog che – per diversi motivi – si fermano. Decidono di fermarsi. O meglio, chi li gestisce fa delle scelte.

Chi mi conosce sa che porto avanti con passione tanti progetti, e che il tempo non è mai sufficiente. L’ultimo articolo di My Research risale a più di 2 anni fa: mi sembra un’attesa assurda per un blog. Ed è per questo motivo che annuncio ufficialmente la chiusura di My Research.

My Research chiude le pubblicazioni, ma rimane online. Perché qui ci sono tante informazioni su di me, sui miei studi sulla mia vita. My Reasearch è la genesi di My Social Web e deve rimanere come testimone della sua nascita.

Puoi continuare a leggermi su My Social Web e, magari scaricare il mio ultimo e-book gratuito: Keep Calm and Write, 7 consigli per gestire nel migliore dei modi il tuo blog. Per avere qualche informazione in più sul mio lavoro, invece, c’è il libro “Fare Blogging” che ho pubblicato con Flaccovio Editore.

Puoi trovare altre informazioni sul mio sito personale: Riccardo Esposito.

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Beyond Ethnographic Writing

Beyond Ethnographic Writing

Beyond Ethnographic Writing, oltre la scrittura etnografica: questo è il titolo della raccolta di saggi curata da Ana Maria Forero Angel e Luca Simeone. Il testo si apre con un contributo di Massimo Canevacci che riflettere sulle potenzialità inesplorate del digitale, i mezzi ibridi per la ricerca etnografica e la scrittura; la conclusione è affidata a una conversazione tra George E. Marcus e Tarek Elhaik, immaginando un’antropologia in grado di avvicinarsi all’arte contemporanea. Gli altri otto saggi si spostano lungo i confini tra antropologia politica, filosofia della scienza, etica e antropologia del design, nel tentativo di attraversare nuovi territori etnografici e percorsi inesplorati.

Google, privacy e bullismo online

Dal blog ufficiale di Google si legge l’incredibile (a mio avviso) notizia che alcuni dipendenti del colosso di Mountain View oggi sono stati condannati dal Tribunale di Milano per mancato rispetto del codice Italiano della privacy in seguito a una delle più tristi vicende di bullismo in rete risalente al lontano 2006.

Riprendiamo un attimo l’accaduto. All’epoca alcuni ragazzi di una scuola di Torino hanno malmenato un loro compagno di classe autistico, e nel frattempo altri hanno ripreso il tutto con i cellulari. Il video è finito su Google Video e, in seguito alle segnalazioni, immediatamente rimosso. Il ragazzo autore delle violenze è stato condannato dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavori al servizio della comunità.

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Come un Flashmob ti blocca la “Bologna Meccanica”

Per essere sincronizzati, lo erano veramente. E per condividere l’evento i cellulari e smartphone che si vedevano in azione non si contavano più. Ed è stato proprio un sync-it e share-it. Il flash mob del secondo sabato di ottobre a Bologna, per il lancio del concorso Playovi di Nokia, ha certamento colto tutti i presenti di sorpresa.

Da chi era impegnato a leggere nelle sale di lettura o negli spazi sui due ordini di balconi della Sala Borsa, a chi semplicemente sonnecchiava sulle fantastiche poltrone ergonomiche del salone centrale, magari proprio in attesa di qualcosa di interessante che accadesse lì attorno.

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Quando le malattie sociali invadono il web

La televisione è lo specchio della società? Non più, oggi abbiamo il web 2.0 che permette ad ognuno di noi di condividere con il resto del mondo (almeno in teoria) contenuti, foto, video e, soprattutto, idee. Ecco, è questo il vero motore che permette alla rete di classificarsi come la vera rivoluzione del XXI secolo: la possibilità di dare voce ad ogni singolo individuo e far viaggiare i contenuti con facilità, senza alcun filtro. E se nel flusso comunicativo di internet e dei social network finissero anche le morbosità dello spirito umano, le perversioni dell’anima, in una parola le idee cattive dell’uomo? Avrebbero diritto anch’esse ad essere veicolate insieme alle altre o si dovrebbe creare una membrana digitale capace di fermare ogni batterio che già infetta la realtà in cui viviamo?

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Guardare la metropoli attraverso i City – Scape

La metropoli non può essere pensata solo come un agglomerato urbano fatto di quartieri, zone e isolati, ma anche come un’articolazione complessa di piani concettuali, dicotomici e infiniti che costituiscono, attraverso la loro continua sovrapposizione, intersecazione e collimazione, il paesaggio metropolitano.

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Studio della metropoli: la Scuola di Chicago

Nonostante la sua nascita si posizioni sul finire dei XIX secolo, la Scuola di Chicago rappresenta ancora oggi una delle correnti sociologiche fondamentali per quanto concerne lo studio della metropoli contemporanea. Questo lo possiamo sostenere in virtù della quantità e della qualità dei lavori svolti rispetto ala vita sociale e dell’interazione umana nelle aree metropolitane: uno studio che è avvenuto attraverso una metodologia etnografica della metropoli americana degli anni Venti, vittima di una crescita demografica sproporzionata che si ripercuoteva sull’equilibrio sociale e politico dell’intera nazione.

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